MALVASIA

UN PO’ DI STORIA. L’etimologia del nome Malvasia si deve alla cittadina Greca Moni Emvasis (Monemvasia). In epoca antica era un importante porto da cui partivano tutti i vini prodotti nelle varie zone greche e che erano frutto, nella quasi totalità dei casi, di uve appassite al sole. Con il tempo divenne uso e consuetudine chiamare Malvasia tutti i vini che partivano dal Monemvasia, anche se in realtà si trattava di prodotti provenienti da uve molto diverse tra loro. Nel XV secolo, furono i commercianti veneziani, che importavano il vino direttamente dalla città greca, a far diventare la Malvasia il vino più importante d’Europa. I veneziani, poi, dato che l’entroterra della città portuale non era adatto alla viticoltura crearono vigneti per la produzione di questo vino nell’isola di Creta (all’epoca chiamata Candia). Alcune locande della Serenissima Repubblica cominciarono a vendere, esclusavamente, il vino Malvasia fino al punto di essere identificate con il termine stesso (Malvasie). Perfino oggi, questo nome è usato ancora per identificare le locande che vendono, principalmente, vino sfuso. Come abbiamo detto si trattava di vini diversi, provenienti da città diverse, ma accomunati tutti dalle stesse modalità produttive. L’usanza di chiamarli tutti con uno stesso nome può essere preso come un antico esempio di attività di marketing di successo e utilizzo di un prodotto come bene di consumo e scambio e confermare le grandi capacità dei veneziani in questo campo. Anche negli altri paesi dove veniva esportato il nome cambiava sembre di poco. Malmsy in Inghilterra, Malvoise in Francia, Malvagia in Spagna e Malvasier in Germania. L’importanza economica di tale vino indusse la Serenissima Repubblica a creare uno scalo apposito chiamato Fondaco della Malvasia.

Nel 1969 gli Ottomani sottraggono l’isola di Candia ai Veneziani e quindi anche l’intera produzione di Malvasia. I commercianti della Serenissima Repubblica, per non perdere un importante prodotto fonte di interessanti introiti economici cominciano a commissionare la produzione di vini simili, aromatici e alcolici, ai vari paesi mediterranei che controllava ancora politicamente. Inoltre, già a quell’epoca, considerato l’interesse commerciale, già altre regioni italiane, francesi e spagnole avevano “copiato” il prodotto e vendevano con il nome Malvasia vini simili per caratteristiche organolettiche ma differenti per vitigno. E’ questo il momento in cui si cominciano a diffondere molti tipi di Malvasia. Ai vini prodotti sotto il nome Malvasia, appunto, viene aggiunto il luogo di origine (di Candia, di Casorzo, di Lecce) o alcune caratteristiche (bianca, roa, aromatica).

LA MALVASIA OGGI. Nella sola Italia si contano, ad oggi, poco meno di una ventina di tipologie di Malvasia. Si tratta di vitigni con carattestiche diverse. La maggioranza sono a bacca bianca, quacuna è a bacca nera e c’è una anche a bacca rosa. Ci sono, poi, sia Malvasie aromatiche che non aromatiche. Le tipologie di vini prodotti sono tra le più variegate: frizzanti, dolci, passiti, spumantizzati, aromatici, secchi, rossi, bianchi. Il vitigno è diffuso in tutta la Penisola. Vediamone alcune.

MALVASIE A BACCA BIANCA. Tra le più diffuse, troviamo: – Malvasia bianca di Candia Aromatica. Coltivata, soprattutto, nella zona dei colli piacentini e nell’oltrepò pavese, dà origine sia a DOC che IGT quali colli Piacentini DOC, Colli di Parma DOC, Colli di Scandiano DOC, Emila IGT, Rubicone IGT. E’ impiegata sia in purezza che in uvaggio e si presta molto bene alla spumantizzazione. – Malvasia Istriana. Coltivata in tutta la fascia collinare del Friuli Venezia Giulia, ma anche in pianura, è un vitigno non aromatico. Viene vinificata sia in bianco che con macerazione sulle bucce. Quest’ultima tipologia è prodotta, soprattuto, nella zona del Carso Triestino e l’influenza del mare arricchisce i vini di note salmastre. – Malvasia di Sardegna. Viene coltivata sia nella provincia di Cagliari che in quelle di Nuoro e Oristano. In quest’ultimo territorio viene prodotto uno dei vini più celebri per la tipologia del vitigno, la Malvasia di Bosa. E’ un vino secco che per disciplinare deve avere un invecchiamento minimo di due anni e ha un retrogusto leggermente amarognolo dato dai processi ossidativi. – Malvasia delle Lipari.Vitigno aromatico coltivato nelle isole di Salina, Lipari e Vulcano su terrazzamenti sorretti dai classici muretti in pietr lavica. E’ impiegato per la DOC malvasia delle Lipari sia nella versione Bianca che Passito (insieme ad una piccola percentuale di Corinto Nero).

MALVASIE A BACCA NERA. Tra le più coltivate ci sono: – Malvasia nera di Brindisi. Da questo vitigno, diffuso nelle province di Brindisi Lecce e Taranto, si ottengono vni rossi aromatici e fruttati anche di buona struttura. Spesso è usato in uvaggio con il Negroamaro per produrre vini rosati. – Malvasia nera di Lecce. Rspetto al precedente questo vitigno non presenta note aromatiche. E’ spesso utilizzato in uvaggio con il negroamaro e contribuisce a conferisce una discreta corposità e tenore alcolico. – Malvasia di Casorzo. Vitigno aromatico coltivata nell’astigiano è alla base della Malvasia di Casorzo d’Asti DOC, un vino dolce con eleganti sentori di rosa, pesca, miele e lampone. E’ prodotto anche nella versione passito.

MALVASIA ROSA Ne esiste solo una tipologia ed è stata ottenuta dal Prof. Fregoni tramite una mutazione gemmaria della Malvasia bianca di Candia Aromatica. Il vitigno è attualmente coltivato soprattutto in Emilia Romagna e utilizzato per ottenere vini rosati sia fermi che frizzanti.

Bibliografia. Per la parte storica si è fatto riferimento ad un articolo di Attilio Scienza e Roberto Miravalle apparso su l’Enologo, n.10 Ottobre 2017.

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