L’ASPRINIO D’AVERSA

Vendemmia di asprinio. Source web

Questa settimana conosceremo un vitigno unico nel suo genere: l’Asprinio di Aversa. Per avvicinarci al meglio ad esso non possiamo che partire dal grande Mario Soldati che nel suo “Vino al vino” lo descriveva così: “non c’è bianco al mondo così assolutamente secco come l’Asprinio: nessuno. Perchè i bianchi secchi includono sempre, nel loro profumo più o meno intenso e più o meno persistente, una sia pur vaghissima vena dolce. L’Asprinio no. L’Asprinio profuma appena, e quasi di limone: ma, in compenso, è di una secchezza totale, sostanziale, che non lo si può immaginare se non lo si gusta… Che grande piccolo vino.”

L’Asprinio è un vitigno autoctono e tra i più antichi della Campania, coltivato nell’agro-aversano, nella provincia di Caserta. L’ipotesi più accreditata lo fa risalire all’epoca Etrusca che ne introdussero, tra l’altro, la coltivazione secondo il metodo della vite “maritata”. Si tratta di una tecnica che prevede lo sviluppo in altezza della vite sorretta da pali o da alberi. Nello specifico , l’Asprinio utilizza quest’ultima variante conosciuta come alberata Aversana. Le piante di vite sono “maritate” ai pioppi e si innalzano fino ad addirittura 20 metri. La raccolta è effettuata con scale lunghissime appoggiate agli alberi ed è uno spettacolo vedere vecchi contadini destreggiarsi a quelle altezze. Gli uomini impiegati nella raccolta vengono detti uomini ragno. Ultimamente la tecnologia sta soppiantando un po’ la tradizione e la vendemmia può essere fatta anche con macchine agricole che velocizzano i tempi di raccolta.

Passando al vino, come suggerisce il nome stesso, si distingue per una vivace freschezza. Di colore giallo paglierino con riflessi verdolini con note di buccia di limone, agrumi e sentori minerali. Data la suà spiccata acidità si presta molto bene per la spumantizzazione sia in autoclave sia con Metodo Classico.

La sua produzione è limitata a meno di 100.000 bottiglie all’anno e in questo momento, offuscato da Falangihina, Fiano e Greco questo vitigno è in serie difficoltà. Speriamo in suo rilancio e nella conservazione delle sue antiche tradizioni!

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