IL VINO ROSA

ROSATO, ROSE’…NO GRAZIE. VINO ROSA PER FAVORE!

Ieri sera, nella splendida cornice dell’Aurum Suites a Pescara, Abruzzo, si è svolto l’evento “La Rosa e la Vite” organizzato dall’associazione VivalaVite e dedicato ai vini rosati. Ops… scusate, ai vini ROSA. Si avete sentito bene. Durante il dibattito che ha aperto l’evento si sono susseguiti sul palco vari ospiti discutendo dei vini rosati Abruzzesi e nazionali. Decisivo e interessante l’intervento di Luigi Cataldi Madonna, patron dell’omonima cantina e consigliere del Consorzio Tutela vini d’Abruzzo e del nuovo Istituto “Rosa Autoctono”. Cataldi Madonna è partito proprio dal nome riservato a questa tipologia di vini, ironizzando: “Rosato non è una parola italiana ma inventata, sembra il participio passato del verbo rosare”. Ha continuato, poi, discutendo sul fatto che anni fa erano i produttori, in primis, a non credere in questa tipologia di vini e trattandoli in maniera diversa rispetto ai bianchi e ai rossi. “Perchè una cantina produce due o tre tipologie di vino bianco e vino rosso e solo una di vino rosato? Il tema principale è quello di restituire dignità a questo vino”. E l’identificazione con il termine di vino rosa sembra essere la parola giusta per perseguire questa strada. E questo è, anche, lo scopo dei Consorzi di tutela delle denominazioni di origine rappresentative di tali esperienze – Bardolino Chiaretto, Valtènesi Chiaretto, Cerasuolo d’Abruzzo, Castel del Monte Bombino Nero e Castel del Monte Rosato, Salice Salentino Rosato, Cirò Rosato – che hanno dato vita a un Istituto del Vino Rosa Autoctono Italiano – Rosautoctono – orientato alla diffusione, in Italia e all’estero, della cultura e della conoscenza del vino rosa italiano.

Sul palco è, poi, intervenuto Pierluigi Cocchini, responsabile regionale di Slow Wine per Abruzzo e Molise. Cocchini ha ricordato la fatica che faceva il Cerasuolo d’Abruzzo, non più tardi di 15 anni fa, ad entrare nelle guide, e ammette che anche i degustatori non erano preparati a tale vino. La storia, poi, gli ha dato ragione. Ora il Cerasuolo riscuote molto successo dalla critica e sta vivendo una vera e propria moda incontrando il favore tra il pubblico di appassionati e consumatori. Il problema delle mode è, però, che sono passeggere e quindi bisogna continuare a credere nel vino Rosa non abbassando mai la guardia e concentrandosi sulla qualità.

Le potenzialità ci sono. Luigi Cataldi Madonna ha portato all’attenzione del pubblico alcuni numeri per cui in Italia il vino rosa è prodotto in circa 25 mln di bottiglie ed è bevuto da circa il 4,5% degli italiani. In Francia le bottiglie vendute ammontano, invece, a 330 mln e sono il 32% i frencesi che lo scelgono. La sola Provenza ne produce 220 mln.

Dopo il dibattito sono stati aperti gli stand di degustazione con circa 40 produttori provenienti dall’Abruzzo e altri parti d’Italia. Tra cibo e musica è stato possibile assaggiare molte etichette interessanti spiegate con passione dagli stessi vignaioli. Il comune denominatore? Il VINO ROSA.

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