IL CESANESE

UN PO’ DI STORIA Per raccontare la storia del CESANESE bisogna partire dal paese di Affile fondato nel 1000 a.C. dagli Equi ed Ernici. Intorno al 130 a.C. Il borgo passa sotto la dominazione Romana e sotto la sua conduzione le colline vennero disboscate per favorire l’impianto di vigneti. Il termine latino “CESAE” indica un luogo dagli alberi tagliati e da qui deriva proprio il nome del vitigno Cesanese. I primi a coltivare questi vitigni sembra fossero i veterani di guerra ai quali Roma concedeva dei terreni come riconoscimento per i propri servigi. La storia del CESANESE si confonde da sempre con quella di Affile. Si narra che le spose di Affile, promesse ai giovani dei paesi vicini, portassero come dote piante del vitigno in maniera che si diffondesse anche in nuovi terreni. Perfino lo stemma del paese raffigura un aspide attorcigliato ad un grappolo di vite e nella piazza centrale è raffigurata una Madonna del vino risalente al 1600. Nel 1700, invece, fu emanato un editto comunale secondo il quale erano previste pene severe a chiunque avesse arrecato danno al vitigno. Intorno, poi, al 1890 il CESANESE di Affile viene riconosciuto come vitigno a parte, distinguendolo da quello Comune.

La storia più recente vede una sua diffusione nel 1900, utilizzato moltissimo nel consumo domestico. Da lì in poi il vitigno subisce una battuta di arresto con una diminuzione della superficie vitata. Negli ultimi 30 anni, invece, grazie ad alcuni produttori visionari si è cominciato a ripiantarlo per ottenere produzioni in purezza e di qualità.

IL CESANESE OGGI Ai giorni nostri il CESANESE è il vitigno l’unico autoctono più rappresentativo del Lazio. Ne esistono due tipologie. Quello comune, coltivato prevalentemente nella provincia di Frosinone e in parte in quella di Roma e quello di Affile, coltivato in egual misura in entrambi i territori. Per quanto riguarda le denominazioni si contano due DOC (Olevano e Affile) e una DOCG (Cesanese del Piglio). Le zone sono molto diverse non solo tra di loro ma perfino al loro interno con terreni e sottosuolo che variano di composizione e tipologia. Scisti e arenarie, suoli vulcanici e tufacei. A variare sono anche le altitudini e la giacitura. Con caratteristiche così diverse è difficile identificare un vino con tratti comuni ma ci proviamo. Generalmente, il vino che si ottiene da questo vitigno è di un rosso rubino impenetrabile che tende al granato nel caso sia sottoposto ad affinamenti lunghi. I profumi sono quelli tipici floreali (rosa e viola mammola) e della frutta rossa, in primis amarena, e nera (mora e prugna). Con l’evoluzione il bouquet si arricchisce di aromi terziari quali pepe nero, cacao e tabacco. Al sorso si contraddistingue per freschezza e tannini sostenuti.

Anche questa settimana abbiamo conosciuto un altro vitigno e la sua storia. Alla prossima!

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