CODA DI VOLPE

Il Coda di Volpe è un vitigno autoctono campano a bacca bianca. Il nome deriva dalla caratteristica forma del grappolo. In alcune zone è anche chiamato Caprettone.

Immagine di un grappolo di Coda di Volpe . Source: web

Il Coda di Volpe è un vitigno a bacca bianca autoctono campano. Il nome deriva dalla caratteristica conformazione del grappolo che ricorda la cosa, appunto, dell’animale.

UN PO’ DI STORIA Nel suo trattato “Historia Naturalis” Plinio il Vecchio menziona tale vitigno con il nome di “Cauda Volpium” e lo descrive come adatto ad un sistema di allevamento a pergola e come uva da taglio. Si tratta quindi di un vitigno presente in Campania già dall’epoca Romana e che veniva coltivato principalmente alle pendici del Vesuvio. Di documenti successivi non ce n’è traccia ma bisogna aspettare i giorni nostri è più precisamente dopo il 1980 affinché questo vitigno venisse riscoperto e vinificato in purezza.

CODA DI VOLPE OGGI Il vitigno viene, oggi, coltivato in tutta la regione Campania e trova un territorio prediletto in Irpinia. È, poi, largamente diffuso alle pendici del Vesuvio, nell’area del Sannio e del Taburno. Fino al 1980 veniva impiegato solamente come blend al fine di stemperare l’acidità elevata degli altri vitigni come Greco di Tufo e Fiano. Uno dei vignaioli che per primo credette nel vitigno è stato Domenico Ocone. La sua voglia di riscoprire vecchi vitigni ed esaltarne le potenzialità lo porto ad imbattersi nel cosa di volpe. Al fine di aumentare il tenore acido cominció ad anticipare la vendemmia. I risultati furono un successo e da lì, altri viticoltori seguirono il suo esempio.

Il grappolo del Coda di volpe è di grosse dimensioni e può arrivare alla lunghezza di oltre 40 cm. Gli acini sono, invece, di piccole dimensioni con la buccia spessa. Presenta mediamente una bassa acidità e, se vendemmiato a completa maturazione, un buon tenore zuccherino che può dare vini fino a 14,5 % di alcool. I vini sono, in generale, floreali, fruttati e minerali con sentori caratteristici di ananas, banana, pera e mela.

Il vitigno è utilizzato in molte denominazioni e, ad esempio, ne sono ammesse percentuali nelle DOCG Fiano di Avellino e Greco di Tufo. Come già detto, poi, viene vinificato anche in purezza, sia nella versione secca che spumantizzata.

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