IL PRIMITIVO DI MANDURIA

Il Primitivo è un vitigno a bacca nera autoctono della Puglia. Ad oggi è considerato il vino simbolo della regione e deve il suo nome alla sua caratteristica di precocità nella maturazione.

UN PO’ DI STORIA La storia del Primitivo parte da tempi antichissimi. Molto probabilmente è giunto sulle coste pugliesi, direttamente dalla penisola Balcanica, ad opera degli Illiri. Furono, però, i Fenici, abili commercianti, ad esportarlo in tutto il bacino del Mediterraneo. Quando i Greci giunsero in Italia e portarono i loro vitigni, trovarono, in Puglia, già un’ampia zona di coltivazione e produzione di vini. In Epoca Romana, poi, il vino proveniente da questa regione, chiamato “Vinum Merum” (schietto, vero, buono), era considerato di qualità eccelsa. Plinio il Vecchio definì Manduria città viticulosa, cioè piena di vigne.

I primi documenti ufficiali che fanno riferimento al Primitivo risalgono alla seconda metà del ‘700. Don Francesco Filippo Indellicati, primicerio della Chiesa di Gioia del Colle noto che nellè sue vigne, tra i tanti vitigni coltivati, ce n’era uno in particolare che giungeva a maturazione precocemente, a fine Agosto, e forniva un’uva nera, succosa e dolce. Il primicerio decise così di impiantare questo vitigno dedicandogli un intero vigneto. Grazie alle sue qualità, il Primitivo, chiamato all’epoca “Primaticcio” si allargò presto prima in tutta l’area delle Murge e poi successivamente in Salento dove troverà in Manduria e Maruggio aree particolarmente favorevoli e vocate che ne esalteranno ulteriormente la qualità.

IL PRIMITIVO: INDAGINI SULLA GENETICA Nel 1964, Austin Goheen, patologo delle piante e docente presso l’Università Californiana di Davis intuisce che lo Zinfandel Californiano e il Primitivo potevano avere una radice genetica comune. Andando avanti con le ricerche si scoprì che alcuni documenti parlavano dello Zinfandel già nel 1831 e lo indicavano come “Black Zinfandel of Hunghery”. In realtà a quei tempi non c’era traccia in Ungheria (Impero Asburgico) di questo vitigno, ma invece se ne trovarono sulla costa Dalmata. Nel 2001 la genetista Carole Meredith, sempre dell’Università di Davis dimostra che esiste lo stesso patrimonio genetico nello Zinfandel, nel Primitivo e in un vitigno croato chiamato con molti nomi tra cui Plavac Mali.

Ad oggi, è molto interessante, e se ne trovano, partecipare a degustazioni con i vini provenienti da questi tre vitigni e scoprire che effettivamente ci sono radici e caratteristiche comuni.

IL PRIMITIVO OGGI La coltivazione del Primitivo è diffusa anche in altre regioni quali Umbria, Abruzzo, Lazio e Campania. Ovviamente è in Puglia che si esprime al meglio e più specificatamente nei territori di Manduria e Gioia del Colle. Qui la modalità di coltivazione è tipicamente quella ad Alberello, una tecnica importata dai Greci, e grazie ai terreni sabbiosi si trovano molti vigneti a piede franco.

Le caratteristiche principali del vitigno sono la maturazione precoce, un’elevata presenza di zucchero nell’uva e il colore bluastro dell’acino, ricco, inoltre, di pruina. Queste qualità organolettiche hanno fatto si, fino a qualche anno fa, che le uve venissero impiegate come taglio per vini nordici, specialmente francesi. Attualmente, invece, viene largamente impiegato per produrre vini in purezza e sono due le DOC di riferimento:

  • Primitivo di Manduria DOC
  • Gioia del Colle DOC

Anche se a seconda della zona di produzione si riscontrano caratteristiche differenti nei vini, questi generalmente hanno un colore rosso rubino impenetrabile che tende al granato in caso di affinamenti lunghi in legno. Al naso i sentori prevalenti sono quelli dei fiori e della frutta quali viola, prugna, mora. In caso invecchiamento si sviluppano sentori terziari di pepe bianco e cannella. In bocca il vino è pastoso e spostato sulle morbidezze che bilanciano una importante tannicità.

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