GEORGIA. ALL’ORIGINE DEL VINO

La Georgia possiede un’antica tradizione vitivinicola e rappresenta uno dei più antichi centri di “domesticazione” e coltivazione della vite. Nella regione Caucasica è stata scoperta la più antica cantina della storia, risalente a circa 6.000 anni fa. Nel sito di Gadachrili Gora, a 50km dall’attuale capitale Tiblisi sono venuti alla luce una serie di frammenti di vasi in terracotta sui quali sono state trovate tracce di acido tartarico, succinico, citrico e altro ancora che indicano l’antica presenza di vino. Già nel passato, Plinio il Vecchio, Omero e Apollonio, solo per citarne alcuni, hanno narrato di queste terre e di come si producevano deliziosi nettari.

Addirittura si pensa che il termine vino derivi dal georgiano Gwino.

Altri studi hanno dimostrato come la Vitis Vifera era oggetto di coltivazione nell’area Caucasica e che nel periodo Neolitico esistevano condizioni ambientali perfette per la vite come quelle che ci sono ora nelle regioni vitivinicole italiane e del Sud della Francia.

Ad identificare la Georgia come una regione da sempre legata alla vite e al vino c’è anche una particolare tipologia di vinificazione che si serve di giare di terracotta interrate e chiamate QVEVRI. Questi ultimi sono utilizzati fin da tempi antichissimi e la tecnica è stata affinata nel corso dei millenni passati. Si dice che le famiglie Georgiane, e più in generale Caucasiche, includendo nel termine anche l’attuale Armenia, hanno da sempre prodotto vino per il consumo privato e venduto o scambiato la parte eccedente.

IL QVEVRI Come già scritto si tratta di grandi anfore in terracotta che possono arrivare fino a 100 hl di capienza. L’arte di costruzione risiede in alcune famiglie ed è tramandata da generazioni. L’argilla è prelevate sono in aree dove si trova quella di qualità più fine, viene purificata e stagionata per permetterne la lavorazione. Il processo è lunghissimo e dura diversi anni. Quando l’argilla diventa ottimale per essere lavorata, vengono forgiati i vasi con la tecnica del colombino. Le anfore vengono forgiate sovrapponendo man mano salsicciotti di di argilla che vengono sagomati esclusivamente a mano. Una volta ottenuta la giara, viene cotta in forni a legna e poi trasportata nel luogo di utilizzo e interrata.

I METODI GEORGIANI DI VINIFICAZIONE Premettendo che la gran parte della produzione più conosciuta vede al centro uva a bacca bianca, due sono i metodi principali utilizzati ad oggi in Georgia: – il KAKHETIANO che prevede la fermentazione del mosto insieme alle vinacce e ai raspi, la cosiddetta macerazione. Il risultato è un amber wine (in Eropa chiamato Orange Wine) con caratteristiche di tannicità e un grado alcolico più elevato rispetto ai normali bianchi a cui siamo abiutuati. – l’IMERETIANO che a differenza del primo prevede l’utilizzo di una piccola percentuale di raspi (circa il 10%-15%).

In tutti e due i metodi si parla di macerazioni lunghe e di vinacce lasciate a contatto con il mosto anche per più di 6 mesi.

La fermentazione è sempre spontanea nei QVEVRI e le temperature non sono controllate perchè essendo le giare interrate e non di grandi dimensioni, il mosto non si riscalda mai eccessivamente. La fermentazione è svolta con i contenitori non tappati e una volta conclusa, viene aggiunto vino fino a colmarli e vengono vengono poggiati i tappi fino allo svolgimento della malolattica. Dopodichè le giare vengono chiuse ermeticamente e il vino matura per diverso tempo al loro interno.

CURIOSITA’: La tecnica di vinificazione utilizzando il Qvevri pè stata dichiarata dall’Unesco Patromonio immateriale dell’umanità.

I VITIGNI E I VINI GEORGIANI OGGI La Georgia possiede il maggior numero di vitigni al Mondo con 524 tipologie autoctone (L’italia che è seconda in questa particolare classifica ne ha circa 60).

A livello di viticoltura si può dividere la Georgia in due macrozone, Est ed Ovest. Le aree di produzione sono 10 e dislocate negli avvallamenti della catena montuosa Caucasica. La zona più ampia e importante rimane quella di Katheti nella parte orientale che possiede il 52% dei vigneti e dove si producono vini bianchi di elevata qualità grazie anche alle elevate escursioni termiche che ne accentuano i profumi.

Fonte: Wine Blog Roll

La seconda zona più importante è quella di Imereti che rappresenta il 22% della superficia vitata.

Tra i vini bianchi i principali sono il Tsinandali ottenuto da uve Rkatsiteli e Mtsvane.Il Rkatsiteli e il Mtsvani. Tra i rossi troviamo, invece il Saperavi e il Kindzmarauli (semidolce) ottenuti entrambi da uve Saperavi coltivate nella zona di Katheti.. A partire da uve Muszhuretuli e Alexanduli, nella zona di Racha-Lechkumi si produce un vino dolce chiamato Khvanchakara.

CURIOSITA’: in Italia Josko Gravner, grande vignaiolo ai confini tra Italia e Slovenia, vinifica in Qvrevi interrati secondo la filosofia Georgiana. Come scritto in un precedente articolo, si innamorò di questa tecnica durante un suo viaggio in Georgia trovando il vino una vera espressione del vitigno e del territorio. Perfino i suoi bicchieri personalizzati sono a forma di coppa, il bicchiere tipico utilizzato in Georgia nell’antichità e che viene portato al cuore prima di bere, in segno di rispetto verso la natura e il prossimo.

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