IL SAGRANTINO

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Il Sagrantino è un vitigno a bacca nera autoctono dell’Umbria

UN PO’ DI STORIA Nel suo Naturalis Historiae Plinio il vecchio parla di una varietà di uva chiamata Itriola e coltivata nelle aree di Mevania e nel Piceno. Altre fonti ipotizzano la provenienza del vitigno dall’Asia Minore ad opera dei frati Francescani. Questa seconda ipotesi nasce dall’idea che il nome Sagrantino derivi da Sacro e sono diversi manoscritti che lo indicano ai tempi come un vino utilizzato durante la celebrazione delle Messe.

Risale al 1549 un documento che testimonia un ordine di mosto di uve Sagrantino a Montefalco da parte di un mercante di Trevi. Più tardi nel XVII secolo, un ordinanza del Cardinale di Perugia sanzionava, fino ad arrivare alla pena capitale, chiunque fosse stato colto nell’atto di tagliare una vite di Sagrantino.

Di certo il Sagrantino nasce come bevanda dolce, da uve passite, da sorseggiare durante le ricorrenze. Pian piano però la sua produzione inizia a scendere e si riduce di moltissimo fino ad arrivre agli anni ’70. Con l’impegno di qualche produttore inizia la rinascita di questo vitigno che comincia ad essere impiegato pr la produzione di vino secco. Nel 1972 viene richiesta la DOC che sarà concessa solo 7 anni più tardi. Nel 1992 arriva il riconoscimento della DOCG Sagrantino di Montefalco.

IL SAGRANTINO OGGI Da sempre identificato con l’area di Montefalco, il Sagrantino non è coltivato solo in quest’area ma anche nei comuni di Bevagna, Giano dell’Umbria, Castel Ritardi e Guado Cattaneo per una superficie vitata complessiva di poco meno di 700 ettari.

Il Sagrantino predilige la collina e le zone con buona esposizione solare. Possiede geneticamente una buona resistenza al marciume e all’oidio ma una predisposizione particolare per la peronospera.

I vini da uve Sagrantino sono generalmente di un colore rosso rubino impenetrabile, che tende al granato con lunghi affinamenti. I profumi sono floreali, fruttati e di sottobosco. In caso di elevage in botti di legno il bouquet si arricchisce di profumi terziari come pepe nero, cioccolato fondente e goudron. In bocca il vino è setoso, morbido ma altamente tannico. Con l’invecchiamento i tannini, in genere, legandosi con quelli del legno (polimerizzazione), diventano più levigati. La persistenza è, di solito, rimarcabile. Si tratta di un vino importante da abbinare da un piatto di pasta con ragù di carni rosse fino alla Selvaggina cucinata con ricette complesse.

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