IL BIANCAME

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Il Biancame è un vitigno a bacca bianca, anche conosciuto come Bianchello, diffuso e coltivato principalmente nell’area settentrionale delle Marche e più specificatamente nell’alveo del Fiume Metauro nella provincia di Pesaro-Urbino.

UN PO’ DI STORIA La sua presenza si pensa risalga al 500 a.C. ma si confonde tra storia e leggenda. Tacito narra che la sconfitta di Asdrubale, fratello di Annibale, da parte dei Romani sia stata dovuta proprio al vino derivato dalle uve di Bianchello. I cartaginesi persero la famosa battaglia del Metauro a causa dello stato di ebbrezza dovuto al vino stesso. Nel 1569 Andrea Bacci da Sant’Elpidio a Mare, in un suo trattato, cita tale vitigno tra quelli coltivati in regione.

Alcuni ampelografi ipotizzano, però, una discendenza dal Trebbiano Toscano mentre altri pensano derivi dal vitigno Greco.

La crescita di importanza del vitigno è iniziata nel 1969 con il riconoscimento della DOC Bianchello del Matauro.

CARATTERISTICHE DEL VITIGNO E DEI VINI Il Biancame possiede un grappolo di grandi dimensioni, compatto e alato. Gli acini sono di media grandezza con buccia sottile, poco pruinosa e di un colore giallo scarico (da cui proviene il nome del vitigno). I vini ottenuti sono in genere dotati di forte acidità e sapidità. I profumi ricordano i fiori di pesco, note fruttate come la mela e la pera e venature speziate. Il sorso è fresco, scorrevole, di media persistenza e con un retrogusto di mandorla amara.

Il Biancame, oltre al Bianchello del Metauro entra anche nella DOC Colli di Rimini e nella DOC Colli Pesaresi.

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