OPERAZIONE DIONISIO: frode sul vino nell’Oltrepò Pavese

Nella notte di ieri l’Oltrepò Pavese è stato scosso da un altro scandalo sulla contraffazione del vino. Un episodio analogo era già avvenuto nel 2014.

Effettuati 5 arresti ed emessi due provvedimenti di obbligo di firma. Secondo le accuse, le persone coinvolte, avrebbero utilizzato impropriamente le denominazioni DOC e IGT per vini di qualità decisamente inferiore, che nella realtà non ne rispettavano i disciplinari. Dalle indagini sembra emergere, inoltre, l’utilizzo della certificazione BIO su prodotti che biologici non erano.

Le indagini sono partite nel 2018 da sospetti su presunte attività illecite da parte della Cantina Sociale di Canneto Pavese. Le stesse indagini hanno constatato una notevole differenza tra il vino presente in cantina e la quantità di uve e, conseguentemente, di mosti durante la vendemmia precedente. La differenza si attesta su più di un milione di litri che avrebbero determinato sul mercato guadagni per qualche milione di euro. La differenza, secondo gli investigatori, sarebbe stata creata falsificando la resa di uva per ettaro mediante bolle di consegna “gonfiate” in cui figuravano quantità che in realtà non sono erano mai conferite. Tutto ciò è stato possibile con il benestare di agricoltori-conferitori ed enologi compiacenti. Tali quantità in eccesso, e provenienti da materie prime non certificate, sarebbero state immesse in commercio utilizzando illegalmente le denominazioni e, fatto ancor più grave, sarebbero state ottenute aggiungendo aromi e altre sostanze al fine di renderle simili, per gusto e olfatto ai prodotti tipici dell’Oltrepò Pavese.

Sulla notizia è intervenuto, con un commento, anche il presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella, condannando duramente l’accaduto, ribadendo l’impegno dell’associazione per la tutela della qualità del vino e congratulandosi con le autorità per essere riusciti a smascherare una simile frode.

Luigi Gatti, presidente del Consorzio dell’oltrepò Pavese, ribadisce di intervenire duramente su chi non lavora in modo corretto e aggiunge che nel loro territorio non c’è spazio per operatori disonesti.

La truffa è un’offesa per chi si dedica giornalmente e con passione nel proprio lavoro per ottenere vini di qualità che portano prestigio all’Italia nel mondo intero e, sicuramente, tale avvenimento non può e non deve offuscare un settore in continua ascesa e che fa della qualità il punto focale per l’ottenimento di prodotti di eccellenza.

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