VITICOLTURA E CAMBIAMENTI CLIMATICI

Qualche settimana fa ho assistito ad una conferenza sui cambiamenti climatici e sugli effetti sulla viticoltura. Quello che ne è uscito è un quadro serio e preoccupante, che vale la pena di essere raccontato.

Relatori di eccezione per questo evento sono stati Piero di Carlo, Professore di fisica-chimica dell’atmosfera e climatologia presso l’Università G. D’Annunzio di Chieti – Pescara, e Francesco Paolo Valentini, noto vignaiolo Abruzzese.

La famiglia Valentini, sin dall’800 ha sempre annotato gli andamenti annuali di temperature e vendemmie e, ad oggi, possiede un registro con più di 200 anni di dati che Francesco Paolo ha messo a completa disposizione dei ricercatori.

Prof. PIERO DI CARLO. Secondo i dati presentati dal Prof. Di Carlo, dal 1880 ad oggi, si è assisititi ad un graduale e innarrestabile innalzamento della temperatura del globo terrestre. Entrando nei dettagli, il Febbraio 1956 è stato il mese più freddo della storia, mentre il Febbraio 2014, il più caldo. Inoltre il 2019 si è attestato come l’anno più caldo. In Abruzzo, l’aumento medio della temperatura è stato il doppio rispetto alla media dell’intero globo. L’aumento della temperatura è dovuto principalmente all’aumento di CO2 immessa in atmosfera. Il vero problema è che una volta immessa, tale sostanza rimane per centinaia di anni. Si pensi che per avere uno smaltimento dell’80% di CO2 necessitano circa 300 anni.

Primavera ed estate hanno fatto registrare, negli anni, un aumento maggiore rispetto ad autunno ed inverno. Ciò è molto significativo in viticoltura perchè le variazioni primaverili impattano maggiomente sul ciclo vegetativo della vite.

Come, di recente, confermato anche da altri studi, il Prof. Di Carlo ha asserito che se gli aumenti di temperatura dovessero continuare secondo il trend riscontrato finora, si assisterà progressivamente (e gia si sta assistendo) ad uno spostamento verso Nord delle aree vitivinicole. Si ipotizza che nel 2050 ci potrebbero essere le condizioni, ade sempio, perchè anche il Sud dell’Inghilterra diventi un’area propizia alla coltivazione.

Analizzando i dati della Famiglia Valentini, il Prof. Di Carlo ha riscontrato come negli ultimi anni si è assistiti ad una diminuzione della piovosità ma ad un aumento della sua intensità. Nell’ultimo quinquennio, in Italia, si sono verificati circa cinquecento tornado, mentre nel periodo 1970-75 erano stati poco più di dieci. Dai dati, si vede, poi, come la data di vendemmia del Trebbiano è andata, via via, anticipandosi. A ciò è corrisposto un aumento della temperatura media. Analizzando meglio i numeri, si è visto come ad ogni grado centigrado di aumento, corrisponde un anticipo vendemmia di 6 giorni. L’intensità delle precipitazioni ha anch’essa un effetto sull’anticipo della vendemmia e incide per circa 1,5 giorni.

Per il Montepulciano d’Abruzzo, per ogni grado di temperatura, si verifica un anticipo, invece, di 4,8 giorni.

FRANCESCO PAOLO VALENTINI. Valentini inizia il suo intervento con una premessa. Ogni anno, orde di produttori di vino inneggiano alla vendemmia del secolo. Effettivamente, se si segue il settore, ogni volta sembra come se dovesse essere la migliore annata. In realtà Valentini denuncia, di anno in anno, un peggioramento degli andamenti delle annate.

Francesco ha cominciato a notare cambiamenti, in modo sostanziale, dal 2007. In quell’anno notò che a fine fermentazione, la temperatura della cantina non si abbassava. Questa temperatura più alta provocò una seconda fermentazione sulle fecce grossolane che diede vita ad alcuni odori anomali. Francesco era, principalmente preoccupato per il suo lavoro di artigiano ma, man mano che si rendeva conto dei cambiamenti, cominciò a provare una sorta di angoscia interiore. Iniziò una corrispondenza con un filosofo giapponese, nella quale manifestava questo suo senzo di disagio. Più tradi, Sandro Sangiorgi, uno dei più grandi esperti italiani di vino e con una filosofia propria che lo porta verso il mondo del vino naturale, volle pubblicare quelle lettere.

MA QUALI SONO STATI I CAMBIAMENTI PRINCIPALI CHE FRANCESCO PAOLO VALENTINI HA NOTATO? Uno dei primi eventi anomali è stata la neve in autunno. Questa oltre a provocare un crollo del vigneto, per il peso stesso della neve, crea dei danni alla pianta in quanto la stessa è ancora in fase vegetativa. Gli eventi di grandine, inoltre, si sono andati via via intensificando con cinque-sei manfestazioni all’anno, mentre in passato grandinava una volta ogni quattro o cinque anni.

I cambiamenti cisono stato

i anche sulla vendemmia, con anticipi fino ad un mese. Il problema principale di questo fenomeno è che se si arriva prima a maturazione zuccherina, quella fenolica non raggiunge il gusto equilibrio e vengono quindi a mancare importanti caratteristiche organolettiche. Francesco ha più volte constato come a piena maturazione, i vinaccioli restano ancora verdi ed attaccati alla polpa.

Negli anni, poi, sono aumentate le fitopatologie (causate proprio dal clima subtropicale) e sono arrivati insetti che prima non si erano mai visti ed erano esclusiva delle zone più calde e tropicali del pianeta. Ne è un esempio la Adrosofila – Suzuki, che attacca tutta la frutta scura. Sembra sia arrivata in Abruzzo dall’Emilia dove aveva già attaccato le ciliege. Avere nuovi insetti pone le difficoltà di come combatterli perchè non si hanno le conoscenze necessarie. La Adrosofila – Suzuki, ad esempio, attaccando la cuticola del frutto (buccia) può essere contrastata solo con la prevenzione. Trattando le piante con poltiglia bordolese, infatti, si indurisce la buccia stessa del frutto.

Parlando dei vini, Francesco ha notato negli anni che l’uva, arrivando più calda in cantina, portava, a volte, ad arresti di fermentazione. Il caldo, inotre, comporta una presenza maggiore nell’uva di fibre proteiche che incide sulla limpidezza dei vini. Il caldo, poi, influenza negativamente l’acidità.

COSA SI PUO’ FARE? Arrivati a questo punto della conferenza, Franceso Paolo Valentini si è un po’ intristito. Parlando di come si può reagire al cambiamento climatico ed ai suoi effetti in vigna, una delle prime cose che ha detto è che in futuro si dovrà per forza di cose ricorrere a qualche fitofarmaco. La platea si è un po’ stupita. Detto da un personaggio come Francesco ciò risuonava abbastanza assurdo. Ma Francesco risponde, che, anche se a malincuore, vede poche chance rispetto a questa alternativa. Valentini continua il suo discorso parlando di altre misure che possono e devono esssere prese, come il ritorno a vecchie pratiche agronomiche quale è l’aridocoltura o l’interruzione totale dell’uso di disserbanti ed erbicidi a favore di una maggiore lavorazione del terreno e di concimazioni organiche.

Ancora, si può intervenire sulle forme di allevamento e, al di là delle mode, scegliere quella che meglio si adatta ed è indicata per ogni singolo territorio.

Si devono utiizzare, poi, piante autoctone e impiantarle solo nelle zone vocate. Negli anni, infatti, si è assistito a impianti anche in pianura e in zone non normalmente indicate, solo per inseguire il profitto economico, senza guardare la qualità di ciò che si produce.

La conferenza termina con un senso di angoscia generalizzato aumentato dall’affermazione di Francesco Paolo Valentini: “Se continua così tra sei o sette anni, probabilmente, non potrò più fare questo lavoro in quanto non riuscirei ad ottenere la qualità che cerco”.

Quello che ne è uscito è uno scenario “apocalittico”. Certo è, che il tema del Global warming è un tema conosciuto e se ne parla da anni. Possibile che solo alcuni potenti della terra non se ne rendano conto?

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