LA FALANGHINA

La Falanghina è un vitigno, a bacca bianca, autoctono della Campania e diffusa, praticamente in tutta la regione, ma con due aree di eccellenza rappresentate dai Campi Flegrei e dal Sannio Beneventano

UN PO’ DI STORIA. Sembra che il vitigno sia arrivato in Campania ai tempi della colonizzazione greca. Sull’origine del nome ci sono due teorie. Una sostiene la discendenza dal Falerno bianco anche detto Falernina. L’altra ne indica la provienza dall’antico nome dei pali solitamente utilizzati per sostenere le viti, palo che veniva chiamato precedemente “falanga“.

Le prime tracce scritte si ritrovano nel 1804 e si devono al frate Francescano Nicola Onorati (Columella Onorati), studioso di botanica, che ne fornì una descrizione molto dettagliata. Successivamente, nel 1825, anche lo scrittore Giuseppe Acerbi ne approfondì le qualità. Grazie a questi due lavori ampelografici la Falanghina entrò a far parte del Orto Botanico Reale del Reale di Napoli.

Nel 1879 uno dei principali lavori si deve all’ampelografo Cavaliere Giuseppe Frojo che, ne descrisse dettagliatamente il ciclo vegetativo e la vinificazione. Frojo affermava che con il metodo tradizionale si otteneva un vino “duro e mancante di aroma” e suggerisce un metodo alternativo: “Raccolta l’uva ben matura si lascia appassire al sole o anche all’ombra per quottro o cinque giorni, poi si pigia, il mosto di mette in botti, le vinacce si sottopongono al torchio ed il liquido che si ricava si mescola al primo, vi si aggiunge poi l’uno e mezzo per cento di alcool, im modo però che quest’alcool galleggi…. Nell’autunno che segue si travasa di nuovo, se lo si voglia conservare ancora in botti, o si mette in bottiglie. Questo vino e di bel colore paglierino ed ha un profumo che non si sarebbe mai supposto potesse essere prodotto dall’uva che si è adoperata. Inoltre esso è serbevole e si migliora col tempo, come l’esperienza di cinque anni mi ha mostrato“.

Tutti i lavori sul vitigno, ne hanno determinato, nella seconda metà del Novecento, un discreto successo. All’inizio utilizzato come vino da taglio e, data la sua alta gradazione, anche per la produzione dei Vermhout piemontesi, venne poi impiegato per la produzione di vini da immettere direttamente sul mercato e ne venne riconosciuto l’utilizzo in diverse denominazioni di origine. La prima venne riconosciuta nel 1989 con la DOC Falerno del Massico Bianco. Il grande passo è stato possibile grazie ad un cambio di mentalità dei produttori, prima incentrati sulla quantità e, poi, piano piano facendo il passaggio verso la qualità e cambiando anche i sistemi di allevamento.

CARATTERISTICHE DEL VITIGNO E DEI VINI. Sebbene esistano due diversi biotibi di Falanghina (Beneventano e Flegreo) il grappolo è conico, grande e compatto con acini dalla buccia spessa e pruinosa. La pianta possiede una buona vigoria, resiste bene alla peronospera ma è sensibile all’oidio.

I vini che se ne ottengono possiedono ottima intensità olfattiva e buona aromaticità con note di erba appena sfalciata, frutta a polpa bianca e sensazioni agrumate. Il sorso è fresco e ben strutturato con retrogusti balsamici e minerali.

Nel mondo del vino naturale la Falnghina si presta molto bene a macerazioni con le bucce per la produzione di Orange Wine. Questo grazie alla sua buccia spessa che ne permette l’estrazione del colore e del tannino.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.