CANTINA PANTUN

I VINI DI MIMMO E JUTTA

L’anima di Cantina Pantun: Jutta, Mimmo, Giuseppe ed Hanna

L’italia è piena di attività agricole condotte nel pieno rispetto della natura ed ogni angolo del nostro paese è disseminato di persone che credono, ancora, che produrre senza il ricorso a sostanze di sintesi sia l’unica via possibile. Se visiti la Puglia, non puoi evitare una visita da Cantina Pantun.

In una calda mattinata di inizio Agosto, parto da Fasano, dov’ero in vacanza con la mia famiglia e arrivo a Mottola, ai piedi del parco delle Gravine. Giunto in paese prendo una strada secondaria e subito dopo imbocco una via sterrata che si inerpica su una collina. Ad un certo punto, un piccolo cartello con una freccia e la scritta “Cantina Pantun” mi indica di girare. Pochi metri e arrivo ad un parcheggio nei pressi di un casale. Qui mi accoglie Mimmo Caragnano, con il figlio Giuseppe, con un fare gentile da buon padrone di casa. Mi dice subito che la sua è un’azienda a conduzione familiare e la porta avanti insieme alla sua compagna, Jutta, con la quale condivide cuore e lavoro. Lei in questo momento non c’è perché è tornata in Germania, sua terra natale, per una breve vacanza insieme all’altra figlia Hanna. In lontananza echeggia il rumore di un trattore e Mimmo mi spiega che sta facendo eseguire dei lavori di preparazione del terreno per l’impianto di una nuovo vigneto di Primitivo. Iniziamo subito con un giro nelle vigne in prossimità del casale. La cosa che mi colpisce subito è la folta presenza di alberi da frutto. Mimmo ci tiene a precisare che sono stati piantati, dal seme, circa vent’anni fa e sono un bene prezioso per la biodiversità. In totale la proprietà comprende 4,2 ettari di vigneto. La coltivazione segue i dettami dell’agricoltura biologica ma è arricchita con trattamenti ulteriori che prevedono un basso uso di rame e zolfo e l’impiego di propoli, polvere di castagno ed estratto di timo. I vitigni sono quelli tipici dell’area con Primitivo, Greco e Verdeca. Di fianco ad un filare di Primitivo, noto un cespuglio di more che corre parallelo. Ne assaggio una e sorrido. Mimmo mi spiega che è fondamentale conservare tutto ciò che può aiutare a mantenere un ambiente eterogeneo: “E’ come una sinfonia. La vite da sola non produrebbe quel magico suono che è il risultato, invece, di un’orchestra”. Come non essere d’accordo!

Le piante di primitivo sono rigogliose e i grappoli si stanno avviando alla maturazione. Seppur disposte in filare sono tutte allevate ad alberello. In ogni pianta noto due grappoli, il primo taglio e il racemo. Quest’ultimo è una particolarita del vitigno ed è un grappolo secondario che di solito matura successivamente a quello principale. Mimmo ci tiene a precisare che ogni pianta è il risultato di una selezione massale praticata da lui stesso e da Jutta. Il frutto di anni di lavoro è ora un vigoroso vigneto composto da viti con caratteristiche uniche.

Non viene utilizzata irrigazione, neanche di soccorso, e ogni pianta penetra con le sue radici per metri e metri nel terreno sottostante. Provo a prendere una manciata di terra affondando il braccio in profondità. Il terreno è croccante, non compresso e pieno di vita. Due vermicelli si fanno strada nella mia mano cercando di tornare, di nuovo, alla terra! E’ uno spettacolo poter vedere una terreno simile.

Cantina Pantun possiede diverse parcelle, alcune non confinanti tra loro e, anche se non molto distanti l’una dall’altra, ognuna sorge su un diverso tipo di suolo. Sabbia bianca, argilla, terra nera, suoli sabbiosi-argillosi.

Dopo, la visita ai vigneti, ritornando in cantina, Mimmo approfondisce la storia della sua azienda. Ha avviato questa splendida realtà, con Jutta circa vent’anni fa. Lui ha lavorato precedentemente nella ristorazione sia in Italia che all’estero. Jutta, con una formazione letteraria alle spalle, lavorava in una tipografia collettiva ed era un’attivista socio-politica. Dopo essersi conosciuti e aver vissuto i primi anni mantenendo i loro rispettivi lavori, hanno sentito entrambi il bisogno di una vita più legata ai ritmi della natura. Hanno così deciso di stabilirsi a Mottola, che è anche il paese originario di Mimmo, e avviare un’attività agricola. Dapprima si sono concentrati sulla creazione di un orto e piano piano hanno cominciato ad impiantare vigneti. Oggi portano avanti il loro progetto, convinti di poter fare sempre meglio, condividendo lavoro nei campi e in cantina e sono aiutati dai loro due splendidi figli.

Mentre parla, Mimmo è un vulcano e trasmette passione ed entusiasmo.

Arriviamo in cantina e passiamo finalmente, dal caldo torrido di Agosto al fresco. L’attrezzatura è quella dei veri artigiani. Pigia-deraspatrice manuale, torchio, piccola imbottigliatrice, contenitori di acciaio, qualche piccola botte di legno e una vasca in cemento.

In cantina, la filosofia è la stessa applicata in vigna. Le fermentazioni sono spontanee e si eseguono travasi fino a quando il vino è pronto per essere imbottigliato. Non avvengono né filtrazioni e né chiarifiche e l’unica sostanza ammessa è una minima quantità di solforosa. Per dirla con le parole di Nicolas Joly, Mimmo e Jutta non sono dei wine makers (il vino non si costruisce) ma dei “Nature Assistant”. Avendo un’uva perfetta perchè cresciuta non forzando e non stravolgendo l’ambiente, si assecondano, di fatto, i ritmi dettati dalla natura per aiutare il mosto nel suo divenire vino, senza manipolazioni e sofistificazioni.

E alla fine siamo arrivati all’assaggio. Ma potevamo degustare a stomaco vuoto? Mimmo mi chiede cinque minuti prima di iniziare la degustazione, torna in casa e subito dopo torna con delle friselle fatte con il grano del suo vicino, dei pomodori appena colti dal suo orto e dei capperi giganti coltivati da lui e preparati sott’aceto da Jutta. Fenomenale!!!
I vini? Scopriamoli insieme.

ARZILLO 2019. Primitivo 100%. L’uva è deraspata a mano, pigiata e fermenta spontaneamente. Una volta ottenuto il vino base e dopo un piccolo riposo in acciaio viene aggiunto mosto nel periodo di luna piena e il vino viene imbottigliato per la rifermentazione. Di colore rosa cerasuolo. Al naso delizia con sentori di gelsomino melograno, ribes e marasca. Il sorso è fresco e diretto con una sapidità sorprendente. Un PetNat da bere tutto d’un sorso!

BIANCO PANTUN 2019. Verdeca e Greco in quantità variabili. La verdeca subisce una macerazione di ventiquattro ore circa a contatto con le proprie bucce e dopo 4 giorni di fermentazione viene aggiunto il greco a grappolo intero. Di colore giallo paglierino. Il naso è giocato su profumi tipici della macchia mediterranea come fiori di acacia e rosmarino, pesca gialla matura e agrumi. Il sorso è denso ma scorrevole con un gusto tutto giocato sulla frutta.

ROSATO PANTUN 2019. Primitivo 100%. Il vino fermenta in acciaio per poi sostarci per 8 mesi prima di un ulteriore affinamento in bottiglia. Emana note di fiori gelsomino, ciliegia e fragoline di bosco. In bocca è fresco e supportato da una bella spalla acida. Un classico vino da merenda da berne in compagnia a litri davanti una focaccia con la “mortazza” 🙂

BUCCIAROSA 2019. Primitivo 100%. E’ un vino rosso con sentori e gusto tutti giocati sul frutto maturo. Un vino di facile beva, sfizioso e invitante da abbinare a tutto pasto.

SKIETTO 2019. Primitivo 100%. Fermentato e affinato in cemento. Di colore rosso rubino. Al naso offre profumi di rosa rossa, prugna, ribes, erbe aromatiche e spezie dolci. Di grande beva, sembra una spremuta d’uva ma è in grado di offrire tanta freschezza e sapidità. Come suggerisce il nome è un vino schietto e sincero che porta in se il sapere contadino e tutte le caratteristiche del vitigno. Come detto va giù che è un piacere ma poi si fanno sentire i 13,5% di alcool 🙂

ROSSO PANTUN 2018. Primitivo 100% del vigneto San Vito che sorge su un suolo argilloso-calcareo con tratti di limo e terra scura. Il vino fermenta in contenitori aperti di acciaio per poi affinare in barrique esauste per più di un anno. Successivamente riposa altri cinque mesi in bottiglia. Di colore rosso rubino. E’ un vino austero che si apre dopo qualche minuto per regalare note di fiori rossi, amarena, sottobosco e pepe bianco. Avvolge la bocca e scalda il cuore con i suoi 14,5% di alcool. I tannini sono setosi e il vino persiste a lungo nel cavo orale lasciando una piacevole sensazione fruttata. E’ l’interpretazione più strutturata del Primitivo di Cantina Pantun. Negli anni ho bevuto parecchi vini da uve Primitivo e ad oggi, questo è quello che più mi ha colpito. Da bere ad occhi chiusi e immaginare i territori assolati della Puglia interna. Un vino di territorio. Fantastico.

A degustazione terminata è arrivato il tempo di salutare. Non dimenticherò facilmente la bontà e la bravura di Mimmo che ringrazio per la sua splendida ospitalità. Mi dispiace solo di non aver conosciuto la famiglia al completo che con passione e amore è riuscita a realizzare tutto ciò.

Ed ora? Dovete assolutamente assaggiare i vini di Cantina Pantun!

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