TENUTA MONTEROSOLA

Chi mi conoosce sa che ho intrapreso una deriva “naturale” e non bevo nient’altro che vini di quella categoria ;). Ultimamente,però, sono incappato in alcune bottiglie a cui voglio dedicare un articolo perchè mi hanno colpito moltissimo.

Per prima cosa mi ha colpito la storia che ha portato alla nascita di questa realtà toscana che si chiama Monterosola ed è situata nel comune di Volterra, a 30km dall’area del Chianti e circa 50 km da Bolgheri. Nella zona, secondo alcune ricerche, veniva prodotto vino sin dai tempi degli Etruschi sfruttando i vocati terreni collinosi a 450 mt slm e il suolo argilloso e minerale. Poi la viticoltura era stata abbandonata ed è ripresa nel 2003 con la nascita dell’azienda vitivinicola. La vera svolta, però, c’è stata nel 2013 quando la famiglia svedese Thomaeus, innamoratasi del posto ha rilevato la cantina e dato vita ad un progetto grandioso trasformando la tenuta in un posto ultramoderno dove, oltre a produrre vino si organizzano eventi a tema e degustazioni guidate. I Thomaeus hanno anche ampliato gli ettari vitati , portandoli a 25 e convertendosi al regime biologico. La cosa che colpisce di Monterosola è proprio questa e cioè il forte senso di rispetto ambientale. Si è investito moltissimo in tecnologia per aumentarne la sostenibilità. Basti pensare alle grosse cisterne di raccolta dell’acqua piovana che viene purificata e riultilizzata o all’impianto di geo scambio che aiuta a ridurre l’impatto energetico. Ma torniamo alla produzione di vino.

La guida dell’azienda e dei vigneti è stata affidata all’agronomo Michele Senesi, mentre la supervisione dei lavori di cantina è svolta dal famoso enologo Alberto Antonini che in passato ha lavorato per cantine di grosso calibro come Antinori e Frescobaldi.

Antonini ha un approccio che riduce la chimica a favore della fisica. Secondo l’enologo la chimica, negli anni passati “ha distrutto le conoscenze dei contadini”. Nelle cantine di Monterosola, non esistono pompe in quanto la struttura è progettata per pressare l’uva nei piani superiori al fine di trasferire il mosto per caduta nelle vasche situate al piano inferiore. Per le vinificazioni si sono scelte vasche di cemento non vetrificato accantonando l’acciaio ritenuto troppo sterile e non adatto ad un vino dinamico e vivo.

Come vi ho detto all’inizio , sono incappato in alcune bottiglie che mi hanno incuriosito parecchio. Scopriamole insieme.

CASSERO 2018. Vermentino 100%.Di colore giallo paglierino con lievi riflessi verdognoli. Al naso è delicato con profumi che ricordano i fiori di campo, la pera, gli agrumi e la salvia. Fresco e minerale è l’idelae per un aperitivo e per aprire una cena tra amici.

PRIMO PASSO 2018. Grechetto 50%, Viogner 30%, Incrocio Manzoni 20%. Intenso già dal colore, colpisce il naso con sentori di fiori di acacia, pesca gialla matura, mango e spezie dolci. Il sorso è deso e polposo sostenuto da una buona spalla acida. Un bianco decisamente strutturato ed equilibrato.

MASTIO 2018. Sangiovese 100%. Un vino giovane dal colore rosso rubino brillante. Il naso è tutto giocato sul frutto e lo stesso vale per il sorso. Freschezza e sapidità rendono il vino beverino. Finisce in men che non si dica 😉

CRESCENDO 2016. Sangiovese 100%. Il vino è affinato in barriques per un periodo che va dai 15 ai 18 mesi a seconda dell’annata. Rosso rubino con riflessi granati. Il naso è intenso e complesso con note di violetta, fragola, melograno e richiami tostati. Buona struttura e tannini setosi, regala un sorso potente ma scorrevole con una persistenza incredibile.

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